Thursday, Dec. 13, 2018

Da Visitare

Pagina creata grazie alla collaborazione e ai contenuti dell’Associazione  Simbruina Stagna

Noi ti consigliamo la visione di questi luoghi e monumenti di Subiaco.

Il Convento di San Francesco – Nell’anno 1223 Francesco d’Assisi in occasione di una visita al Sacro Speco, ricevette in dono dall’abate di S. Santa Scolastica Giovanni VI un antico oratorio di campagna, situato sulla riva sinistra del fiume Aniene denominato “San Pietro nel deserto”. In occasione di questa visita fu effettuato il ritratto del santo nella cappella di San Gregorio Magno nel Sacro Speco. La costruzione risale al 1327 e mostra elementi romanico gotici ben marcati. La chiesa è a una sola navata e con volta a capriate. E’ il convento più antico della regione sublacense.



Biblioteca Nazionale di Santa Scolastica – La biblioteca deve la sua origine a San Benedetto, fondatore dei primi monasteri sublacensi e loro guida per quasi trent’anni.  La Regola del santo Fondatore prevede infatti che in monastero ci siano dei libri (codici) per la lettura privata e quella comunitaria. Non ci sono pervenuti libri del tempo di San Benedetto, a causa delle devastazioni subite dai monasteri nei secoli VII-X. Alla fine del secolo IX, con la rifioritura della vita monastica, viene restaurata anche la biblioteca, come riferisce il Chronicon Sublacense.
L’abate Umberto (1050-1069) accrebbe il patrimonio dei libri. In seguito le testimonianze diventano più esplicite e abbondanti.
Lo scriptorium del monastero riceve un forte incremento durante il governo dell’abate Giovanni V (1069-1121).
Alcuni codici esemplari nello scrittorio monastico sono andate a finire in altre biblioteche; solo due sono rimasti nella nostra: il Codice LXIII, che contiene le Lettere di sant’Agostino e il cosiddetto Salterio di san Girolamo, ricco di preziose miniature.
Giovanni V acquistò anche dei codici per la Biblioteca. I suoi successori ne imitarono l’esempio cosicché la Biblioteca, già alla fine del 1300 possedeva circa 10.000 volumi.
Il più antico va datato intorno al sec. X. Contiene delle preziose miniature.
E’ una miscellanea. Riporta brevi notizie biografiche su diversi santi, un estratto del secondo libro dei Dialoghi di s. Gregorio Magno e alcuni riti liturgici.
Facevano parte di questo codice altri fogli che ora si conservano a parte. Sono delle medesima epoca, ma scritti da mani diverse.
Contengono brani della Regola di s. Benedetto. Codici di tipo miscellanea ne sono pervenuti diversi.
Di eccezionale importanza sono i codici di S. Scrittura, commentari e studi sulla S. Scrittura. Tra le raccolte di Omelie sono assai interessanti quelle di origine del sec. XIII.
Il codice è diventato famoso perché gli stampatori tedeschi che impiantarono la prima tipografia italiana nel nostro monastero, si sono ispirati ai caratteri di questo codice per fondere i loro che perciò sono detti sublacensi.
Di notevole importanza sono i codici liturgici: messali, lezionari, breviari, impreziositi con artistiche miniature. Sono conservati anche codici che riportano trattati di filosofia e teologia. Il De Civitate Dei di S. Agostino ha acquistato notevole importanza perché è servito ai primi tipografi sublacensi come testo per l’omonimo incunabulo.

Monastero di Santa Scolastica – Il più antico dei tredici monasteri fondati da San Benedetto, è l’unico sopravvissuto alle vicende dei secoli. Il monastero di Santa Scolastica presenta un carattere composito con un complesso di edifici costruiti e ricostruiti in secoli diversi e di diverso stile. Il primo nome che fu dato al monastero fu quello di  San Silvestro, poi alla fine del IX secolo, dopo le invasioni dei Saraceni, monastero e chiesa furono dedicati ai Santi Benedetto e Scolastica. Nei secoli X e XI ci fu il periodo di massimo sviluppo, il monastero ricevette molte donazioni che permisero la costruzione di una nuova chiesa che fu consacrata nel 980. Nel secolo XII il Sacro Speco fu intitolato a San Benedetto, mentre alla fine del XIV il monastero di Santa Scolastica assunse il nome attuale. Nel 1456 all’abbazia di Subiaco fu applicata la commenda così il monastero perse il potere temporale che passò al commendatario. La Commenda venne soppressa nel 1915 da papa Benedetto XV. La facciata ha uno stile moderno, perché ricostruita dopo la distruzione bellica del 1944 su progetto dell’architetto Raffaele Perrotti. Nel protocernobio si trovano tre chiostri di epoca sempre più antica e di stile del tutto differente.

San Benedetto e il Sacro Speco – Un adolescente di nome Benedetto si ritirò in preghiera in una grotta del monte Taleo. Era di nobili origini discendente della famiglia romana Anicia e ripudiando la vita sociale e mondana di quei tempi in Roma si fermò a Subiaco. Vi rimase per circa tre anni, da solo, unica compagnia la  preghiera e dei pastori che ogni giorno gli calavano dall’alto un paniere con del cibo dentro, appeso ad una lunga corda. Confortato dalla sorella gemella Scolastica, fondò il primo monastero vicino alle rovine della villa di Nerone, successivamente ne seguirono dodici nella valle dell’Aniene, anche grazie al numero sempre maggiore di discepoli che giungevano da queste parti. Qui Benedetto dettò la Regola dell’ordine benedettino “Ora et labora”, preghiera e lavoro, lavoro manuale ed intellettuale. Dei dodici monasteri oggi ne restano solo due: il Sacro Speco, suggestivo da vedere e da visitare, e il protocenobio di Santa Scolastica, entrambi divenuti oggi meta turistica di       numerosi visitatori da ogni parte del mondo.

Rocca dei Borgia – Fu costruita nel sec. XI, tra il 1073 ed il 1077, dall’abate di S. Scolastica Giovanni V, allo scopo di instaurare sul castello di Subiaco il dominio monastico, fino ad allora mai appieno esercitato sugli indocili abitanti. La Rocca, munita di fortificazioni di una possente torre e di carceri, fu arricchita di stanze ed appartamenti e di una piccola chiesa dedicata a S. Tommaso apostolo.
Divenne, così, il simbolo del potere dell’abbazia e la residenza abituale di Giovanni e dei suoi successori fino a quando, il terribile terremoto del 1349, depredazioni e distruzioni da parte dei mai domi Sublacensi ribellatisi alle repressioni particolarmente feroci sotto il regime dell’abate Angelo da Monreale, arrecarono così avi danni allo stabile da costringere il francese Ademo suo successore, a ritirarsi in quel di Jenne.
Anche negli anni a seguire i rapporti con i locali, per la verità mai idilliaci, ridivennero turbolenti per il mal governo dell’abate Guglielmo II.
In tale occasione, la tensione tra popolazione e abbazia raggiunse l’acme, determinando l’intervento di papa Calisto III che, udito il resoconto del suo inviato (il cardinale spagnolo Giovanni Torquemada, zio del celebre inquisitore papale Tommaso), nominò questi “Commendatario” dell’abbazia (16 gennaio 1456), destituendone l’abate.
Dopo aver dimorato in un palazzotto presso l’attuale Piazza Pietra Sprecata, il Torquemada si trasferì nella malridotta Rocca, restaurandone una parte che servì anche per dare degna ospitalità al papa Pio II in visita ai monasteri nel settembre del 1461.
Lavori più radicali furono eseguiti nel 1476 dal cardinale Rodrigo Borgia, suo successore, il quale, nella parte orientale, elevò una fortificata torre quadrangolare.
Opera dell’architetto Baccio Pontelli, fu messa a difesa della vecchia fortezza con la quale comunicava attraverso un corridoio assai angusto e provvisto di trabocchetto. La torre, corredata di merlature e feritoie, baluardi e carceri, fu l’espressione-sintesi del programma politico del Borgia, che la disse eretta in onore di S. Benedetto, a tutela dei monaci, dei castelli abbaziali e dei confini dello stato pontificio. In tal senso parla un’epigrafe, incassata tuttora nella parte occidentale della torre. Un toro che pascola è lo stemma della sua famiglia, visibile su tre dei quattro lati di essa. La Rocca ospitò Vannozza De Captaneis, l’amante di Rodrigo che, tra il 1476 ed il 1486, vi diede alla luce i celebri rampolli del commendatario Cesare e Lucrezia.

Eremo di Santa Chelidonia e Morra Ferogna – Santa Chelidonia nacque da famiglia nobile nel 1077 forse a Poggio Poponesco, castello oggi diroccato che sorge poco distante da Fiamignano provincia di Rieti. Il nome di Battesimo originale sembrerebbe essere Cleridona (dono della sorte) riportato anche in un affresco del Magister Conxolus nel Sacro Speco di Subiaco, ma comunque questo nome ha un’origine assai bella poiché deriva dalla parola greca chélidon, e significa rondine. In italiano Chelidonia potrebbe essere perciò tradotto in “Rondinella”. Secondo altri invece il nome Chelidonia deriverebbe dal greco Kelidonion, epiteto di un erba dai fiori gialli , usata per curare le malattie degli occhi e per estrarre i calli. Santa Chelidonia lasciò presto la sua terra natia, infatti si trasferì giovane nel Sublacense, dove si ritirò in un eremo per 59 anni fino al momento della morte avvenuta il 7 Ottobre del 1151. Il luogo dove la Santa si ritirò in preghiera è noto ancora oggi con il nome di Morra Ferogna.

Piazzetta di Pietra Sprecata – Caratteristica piazzetta, situata sotto l’orologio della rocca abbaziale, con motivi architettonici medioevali e un piccolo arco gotico sulla sinistra. Un rudimentale pilastro in pietra cardellino è sovrastato da un’edicola che custodisce un delicato affresco della Madonna della Pietà, assai venerato contornato da alcuni palazzetti antichi in pietra locale con mura irregolari e bifore romaniche. In uno di questi casamenti dimorò il primo cardinale commendatario, Giovanni Torquemada, inviato da Callisto III a Subiaco nel 1456. A lui si deve il primo Statuto di Subiaco.